Studio di Psicomotricità 

specializzato nell'età 0-8 anni

 

 

 

mar

14

nov

2017

LO SVILUPPO MOTORIO E IL LINGUAGGIO 0-3 ANNI

Il movimento ha un ruolo centrale nello sviluppo sella capacità immaginativa a partire dalle fasi embrionali.
L’embrione è anzitutto un organismo motorio: nella fase embrionale, in quella fetale e in quella della prima infanzia dove l’azione precede la sensazione.  I movimenti non sono un puro meccanismo o un mezzo per ottenere qualcosa, ma esercitano un ruolo importante nella formazione della mente, condizionano l’apprendimento e sono alla base del linguaggio. Tuttavia, è importante sottolineare che ciascun bambino ha il proprio ritmo di sviluppo e impara le diverse abilità scegliendo i tempi e i modi che meglio gli si adattano . I bambini, infatti, possono saltare determinate tappe motorie, non mettendo più in atto alcune competenze per un dato periodo e riscoprendole in periodi successivi. La stimolazione ambientale deve essere destinata a dare impulso a funzioni già esistenti nell’area di sviluppo potenziale del soggetto, suscettibili di essere attivate mediante stimoli appropriati. Questo significa che solo se il bambino e' maturo a livello cerebrale a recepire nuove stimolazioni queste gli permetteranno una nuova acquisizione. Il linguaggio legato all’aspetto motorio può essere considerato come un sistema simbolico di comunicazione. Infatti fin dai primi sorrisi e dai primi pianti, la mamma/il papà e gli adulti che si prendono cura di lui sono in grado di interpretare il suo comportamento, di trattarlo come un soggetto attivo nell’interazione e di adeguare la propria attività all’interesse che egli manifesta in un certo momento, condividendo con lui l’attenzione. In generale, ben prima che si manifesti nel bambino l’intenzionalità comunicativa, il genitore reagisce ai suoi segnali come se fossero intenzionali. Le risposte del genitore hanno la funzione di costruire delle situazioni che il bambino può riconoscere come familiari e di riempire di significati condivisi gli scambi interattivi. Tuttavia, il linguaggio utilizzato in queste situazioni è molto diverso da quello comunemente utilizzato in una comunicazione tra adulti e viene definito " 
baby talk” (BT). Esso è una semplificazione della lingua materna caratterizzato da frasi brevi, numerose ripetizioni e da un tono esageratamente alto; implica una modalità di produzione più lenta e fluente in cui le parole vengono ripetute e pronunciate più chiaramente e le pause del discorso sono più lunghe.
In conclusione, il bambino impara ad usare il linguaggio anche grazie al ripetersi di situazioni familiari e stereotipate, all’interno delle quali l’adulto fornisce un sostegno alla strutturazione delle parole e poi delle frasi.
Il bambino impara così a fare con le parole ciò che prima era già capace di fare senza.



lun

13

nov

2017

LO SVILUPPO PSICOMOTORIO: CANCELLI DI TEMPO E PROPOSTE DI GIOCO 0-2 ANNI

 

 

Lo sviluppo motorio è di fondamentale importanza durante i primi anni di vita: il corpo è il mezzo principale con cui il bambino conosce ed esplora l’ambiente, ma è anche un importantissimo indicatore del benessere del bambino e della sua salute globale.
 
Attraverso la qualità del movimento si può verificare un buon funzionamento del sistema cognitivoneuro-muscolare, delle competenze relazionali ed emotive. Allo stesso modo, se lo sviluppo motorio è in ritardo o si presenta disarmonico è necessario prestare attenzione ad alcuni segnali di rischio e, in caso di dubbio, chiedere la consulenza di un esperto: la psicomotricista.

Per monitorare la crescita senza generare falsi allarmismi esistono alcuni “cancelli” di tempo, entro i quali una funzione deve essere acquisita, per poter proseguire con le successive e per facilitare l’individuazione di eventuali ritardi dello sviluppo motorio.
Se ciò non avviene, significa che il bambino non si trova più nel “normale range” di variabilità. 
Quali sono alcuni dei principali “cancelli” nei primi anni di vita e quali sono i giochi per stimolare il suo sviluppo motorio? 8 mesi il bambino sta seduto da solo, senza appoggio. Da questa posizione osserva il suo corpo e il mondo, interagisce con esso, afferrando e portando alla bocca gli oggetti con entrambe le mani.  Cosa può fare il genitore? Può  creare un “cestino dei tesori”, una semplice scatola con oggetti interessanti, colorati, sonori, morbidi e duri, lisci e ruvidi, da far esplorare al proprio bambino e da nascondere, giocando con lui. 12 mesi il bambino sta in piedi con appoggio e può provare a fare qualche passo. Risponde al suo nome e indica alcuni oggetti se nominati, ritrovandoli se nascosti dall’adulto. Cosa può fare il genitore?Per allenare la muscolatura di gambe e braccia e la motivazione del bambino ad alzarsi in piedi, si può organizzare lo spazio di gioco su diversi livelli di altezza, posizionando giochi di interesse sul divano, per terra, su uno sgabello. 18 mesi il bambino cammina da solo, rotola, si arrampica, salta, scivola… esplora in modo attivo l’ambiente. Afferra oggetti molto piccoli con pollice e indice, prova a mangiare da solo, inizia a scarabocchiare e a lasciare un’impronta di sé nel mondo. Il bambino cammina, salta e prova a correre, lancia la palla e la può riprendere se fatta rotolare per terra. Guarda il suo corpo e riconosce su di sé cinque parti. Cosa può fare il genitore?Travaso è la parola d’ordine. Scatole piene di bottoni, palline, legumi da travasare con le mani, con un cucchiaio, con un imbuto saranno giochi molto apprezzati. In momenti di tranquillità, si possono proporre foglio e pennarello a punta grossa per scarabocchiare. È ottimo passare del tempo con il proprio bambino davanti allo specchio, osservando e denominando le parti del corpo in un momento di coccole e di apprendimento.  Si possono creare situazioni motorie più complesse in casa: salto sui cuscini, passo sotto il tavolo, lancio la palla…

Quando ricorrere a una valutazione psicomotoria?

I genitori non devono immediatamente allarmarsi quando un bambino mostra un ritardo o una difficoltà: i bambini, infatti, crescono velocemente e imparano nuove cose ogni settimana. 
Se invece I “cancelli” non vengono rispettati, e le difficoltà permangono senza notare una evoluzione significativa si considera necessario effettuare un approfondimento perché il riconoscimento precoce e l’intervento immediato possono modificare in positivo lo sviluppo e ripristinare in modo efficace un disarmonico funzionamento o riabilitare un eventuale disturbo più complesso.

 

mer

02

ago

2017

CONTATTO PELLE A PELLE: QUELLO CHE LE MAMME DEVONO SAPERE

Il desiderio del piccolo di rannicchiarsi contro il corpo della MAMMA corrisponde al bisogno di un involucro, di una protezione, atti a riprodurre le condizioni dell’ambiente intrauterino.

Inoltre, dato che il neonato in certi casi vive con turbamento il mancato controllo dei suoi movimenti involontari, egli necessita all’inizio di essere fisicamente “contenuto”.

Il tatto, inteso come “il senso del corpo intero” è il primo sistema sensorio attraverso cui il feto e il neonato iniziano a “conoscere il mondo”, prima ancora che con la vista e con l’udito.

La pelle è ricca di terminazioni nervose e per il bimbo l’esser toccato, l’entrare in contatto con il corpo della madre (sentirne il calore, l’odore, il battito del cuore, il respiro) influisce sullo sviluppo cardiorespiratorio, sull’ossigenazione del sangue, sulla regolazione termica e sulla conseguente intensificazione dello sviluppo generale.

Queste sono le necessarie esperienze  per rafforzare il sentimento di autostima in quanto, la percezione dell’identità da parte del piccolo nasce proprio dall’esperienza di contatto corporeo, che gli fa percepire meglio se stesso e l’altro.

Anche la neomamma trarrà notevoli benefìci emozionali e viscerali, dalla comunicazione “pelle a pelle” con il bambino che le permetteranno subito di intraprendere col figlio uno scambio bidirezionale, autentico e maturante.

 

Per cui non temete di viziare il bambino nel temerlo tanto attaccato a voi nei primi mesi di vita, perchè questo contatto pelle a pelle creerà i presupposti per un sano sviluppo psico-affettivo e cognitivo determinante per la sua evoluzione nell’intero corso della vita.